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Si sente spesso dire che è difficile prendere posizione su quello che accade in Palestina perché quello che accade è troppo complicato da capire. In quanto segue mostriamo invece che la situazione, nella sua essenza, è in realtà piuttosto semplice. Questa pagina è un riassunto delle pagine successive. È possibile navigare tra le pagine utilizzando le frecce in cima e in fondo a ciascuna pagina o il menu sul lato sinistro.
Israele è nato nel 1948 con il brutale trasferimento forzato di quasi 800.000 palestinesi e la distruzione di oltre 530 città e villaggi. Questa pulizia etnica premeditata è nota come al-Nakba, la catastrofe. Da allora, Israele ha instaurato un regime di colonialismo di insediamento, apartheid e occupazione sul popolo palestinese.
A partire dalla sua fondazione nel 1948, Israele ha perseguito con determinazione lo scopo di controllare la maggior parte possibile della terra della Palestina storica e di cacciare dalla terra il maggior numero possibile della popolazione palestinese indigena. L’oppressione dei palestinesi da parte di Israele comporta il colonialismo d’insediamento: il sionismo cerca di stabilire una società completamente nuova, di assumere il controllo della terra e delle risorse e di allontanare con la forza i palestinesi.
Apartheid è una parola che in afrikaans significa “separazione” ed è il nome dato al sistema di segregazione e di sottomissione razziale della popolazione africana e di altre popolazioni non bianche del Sudafrica da parte dei coloni bianchi dal 1948 al 1994.
Esistono molte analogie tra l’apartheid sudafricano e quello israeliano dei giorni nostri. L’apartheid sudafricano è stato caratterizzato dal colonialismo d’insediamento e dal trasferimento forzato della popolazione indigena, dalla divisione dei colonizzati in gruppi diversi con diritti diversi, da severe restrizioni alla libertà di movimento e dalla soppressione violenta della resistenza. Queste sono tutte caratteristiche fondamentali del regime odierno di Israele sul popolo palestinese.
Tuttavia, la correttezza del termine apartheid per definire il regime di oppressione israeliano del popolo palestinese non dipende dalle analogie tra le politiche israeliane e il Sudafrica dell’apartheid. L’oppressione dei palestinesi da parte di Israele rientra nella definizione del crimine di apartheid stabilita dallo Statuto di Roma del 2002 della Corte Penale Internazionale.
Israele ha il controllo de-facto su tutto il territorio israeliano e sui Territori Palestinesi Occupati, ma tratta in modo molto diverso gli ebrei israeliani e i palestinesi. Il modo in cui i palestinesi godono di minori diritti rispetto agli ebrei israeliani è istituzionalizzato e scritto nelle leggi che regolano il funzionamento dello Stato israeliano.
La maggioranza dei palestinesi è costituita dai 7,25 milioni di rifugiati che sono stati costretti a lasciare le loro case per far posto agli ebrei israeliani e ai quali viene negato il diritto di tornare alle loro case. Il diritto dei profughi palestinesi al ritorno nelle loro case è una richiesta fondamentale della lotta palestinese per la libertà, la giustizia e l’uguaglianza.
Israele afferma di essere uno Stato “ebraico e democratico”. Tuttavia, il 20% della popolazione di Israele è composto da cittadini palestinesi di Israele che sono sottoposti a una serie di leggi razziste e a politiche di segregazione che facilitano la continuazione della pulizia etnica dei cittadini palestinesi di Israele e li rendono cittadini di terza classe. Uno stato che concede diritti diversi a persone diverse solo in base alla loro identità etnica non può essere definito una democrazia.
Israele ha compiuto orribili massacri di palestinesi a Gaza nel 2008-09, nel 2012, e nel 2014. In tutti e tre gli attacchi, le Nazioni Unite e le organizzazioni per i diritti umani hanno documentato come Israele abbia deliberatamente attaccato civili palestinesi, scuole, ospedali e altre infrastrutture civili e altri crimini di guerra. Un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato nel 2015 ha affermato che Gaza potrebbe essere “inabitabile” entro il 2020 a causa dell’assedio economico imposto da Israele e dei suoi attacchi regolari ai palestinesi. Dal 7 ottobre 2023, in risposta all’azione della resistenza palestinese, Israele ha messo in atto una vera campagna di annientamento e di punizione collettiva di massa, che una sentenza della Corte Internazioale di Giustizia ha stabilito costituire plausibilmente un crimine di genocidio. Israele ha colpito Gaza col taglio di cibo, acqua, medicine, carburante, scuole, università: nel giro di 6 mesi i morti ufficiali sono stati oltre 35.000, oltre 75.000 i feriti gravi, soprattutto donne e bambini, insieme ad un numero record di giornalisti e operatori sanitari, cifre destinate a crecere di decine di migliaia, perché la popolazione sta morend d’nedi, sete e malattie infettive.
Gerusalemme Est è riconosciuta come territorio palestinese occupato, ma Israele ha annesso la città e sta cercando di trasformarla in una città israeliana ebraica. Lo sta facendo espellendo con la forza i palestinesi e trasferendo al loro posto degli israeliani. Il tracciato del muro illegale dell’apartheid di Israele divide deliberatamente Gerusalemme Est dal resto della Cisgiordania occupata.
Nell’ambito dell’occupazione militare, Israele ruba la terra e costringe i palestinesi in ghetti, circondati da posti di blocco, insediamenti e torri di guardia e da un muro illegale di apartheid. (foto: Activestills.org)
Le politiche israeliane in Cisgiordania mirano a trasferire e a concentrare con la forza la popolazione palestinese in bantustan isolati e a garantire la continua espansione delle colonie israeliane illegali in terra palestinese. Attualmente ci sono circa 750.000 coloni israeliani che vivono in più di 200 colonie o insediamenti in Cisgiordania (compresa Gerusalemme Est). Circa la metà della Cisgiordania è assegnata alle colonie o comunque è off limits per i palestinesi.
Israele è in grado di mantenere il suo sistema di apartheid e colonialismo d’insediamento sul popolo palestinese solo grazie al sostegno che riceve dai governi e dalle multinazionali mondiali.Tutti gli Stati, in particolare i 124 Stati che hanno ratificato lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale, hanno l’obbligo legale di reprimere i crimini di guerra e i crimini contro l’umanità di Israele.
Le ondate di resistenza popolare palestinese, in particolare le intifade, hanno sempre mostrato a Israele, agli Stati Uniti e alle altre potenze mondiali che sono complici del mantenimento del regime di oppressione israeliano, che i palestinesi non accetteranno mai la schiavitù come destino. Le nuove generazioni continueranno a sollevarsi e ad affermare la loro volontà di essere liberi, nonostante tutto.
La campagna BDS palestinese è un modo efficace per fornire sostegno e solidarietà alla lotta dei palestinesi per la libertà, la giustizia e l’uguaglianza. Il suo scopo è fare pressione su Israele affinché rispetti il diritto internazionale e porre fine al sostegno internazionale al regime di colonialismo d’insediamento e apartheid di Israele.
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