Tutti coloro che sono stati bambini negli anni ’60 e ì70 ricorderanno sicuramente Carosello.
In onda sul Programma Nazionale della Rai dal 3 febbraio 1957 al 1º gennaio 1977, veniva trasmesso tutti i giorni, (tranne poche eccezioni) 20:50 alle 21:00. In totale andarono in onda 7.261 episodi.
Consisteva in una serie di filmati (spesso scenette comiche sullo stile del teatro leggero o intermezzi musicali) seguiti da messaggi pubblicitari.
I corti venivano realizzati come qualsiasi film professionale, girati in pellicola impegnando ambienti e maestranze delle normali produzioni cinematografiche, spesso a grandi registi (allora alle prime armi): fra gli altri alcuni nomi anche di “insospettabili” come Luciano Emmer (che ne è considerato l’inventore), Pupi Avati, Ugo Gregoretti, Sergio Leone, Ermanno Olmi, Gillo Pontecorvo, Tinto Brass, Nanni Loy, e, fra gli stranieri, addirittura Orson Welles, Walery Borowszyck
La trasmissione ebbe un enorme successo; Carosello è stato per molti anni fra le trasmissioni televisive più amate, arrivando a rappresentare un tipico appuntamento della famiglia italiana, tanto che, ancora oggi, la frase «A nanna dopo Carosello», intimata dalle madri ai figli bambini che dovevano andare a letto quasi subito dopo cena, è rimasta parte del linguaggio parlato.
Oltre a introdurre l’innovazione della pubblicità, e a farlo inserendola in un contesto che aveva il pregio di renderla gradevole al pubblico, Carosello portò anche una serie di innovazioni nel linguaggio televisivo in generale. La sua caratteristica più rilevante era l’inedita “brevità” (non solo delle inserzioni ma anche degli altri “siparietti”); per questo, gli stacchi teatrali dovevano essere diretti, semplici, attingendo spesso a luoghi comuni e rimanendo molto vicini alla cultura popolare.
A 50 anni dall’ultima puntata, si possono riscoprire quei cortometraggi come vere e proprie opere d’arte per aver inventato un linguaggio sintetico ma efficace per trasmettere un messaggio (in genere pubblicitario) senza nemmeno citare il prodotto se non negli ultimi secondi del film.
Gli sketch proposti e creati allora, visti con lo sguardo attuale, ci danno anche uno spaccato della società italiana del secondo dopoguerra: il boom economico, l’emergere di concetti moderni, i primi segnali di una ecologia nascente, qualche timido segno di emancipazione femminile, ma anche la nascita del consumismo, spesso ancora in un contesto legato alla tradizione popolare.
I filmati erano interpretati in prevalenza da attori e attrici, ma non solo: recitarono nelle pubblicità anche cantanti, musicisti, sportivi, presentatori, annunciatrici RAI e persone assurte a improvvisa notorietà, come per esempio qualche campione del rischiatutto.

