Il film segue i giornalisti di Al Jazeera a Gaza City. Wael al-Dahdouh guida la copertura della rete durante le prime settimane di incessanti attacchi aerei da parte di Israele. Mentre i bombardamenti colpiscono l’area intorno al loro ufficio, al-Dahdouh e la sua troupe lavorano in costante pericolo, documentando la devastazione e le sofferenze dei civili, mentre lottano per tenere al sicuro sé stessi e le loro famiglie. Attraverso la storia di al-Dahdouh, il film cattura la paura, il caos e il dolore della popolazione nonché la determinazione dei giornalisti a continuare a raccontarla, a qualsiasi costo.
Il secondo episodio si sposta a sud. I giornalisti affrontano pericoli crescenti mentre organizzano le missioni di lavoro in tende improvvisate in mezzo alla devastazione diffusa, trasformando i rifugi temporanei in centri di informazione. Un’ulteriore tragedia colpisce al-Dahdouh quando il figlio, Hamza, e il cameraman Samer Abu Daqqa vengono uccisi. Filmati intimi e resoconti di prima mano mostrano i giornalisti della rete che continuano a documentare il genocidio, in condizioni disumane, consapevoli dell’altissimo rischio e con straordinario coraggio.
Infine, il film racconta gli ultimi mesi del genocidio, fino a prima dell’inizio del cessate il fuoco del 9 ottobre. L’obiettivo di Israele di colpire i giornalisti diventa sempre più evidente man mano che la violenza miete altre vittime, tra cui i corrispondenti al-Ghoul e al-Sharif, professionisti molto stimati, nonostante la giovane età. L’esercito di occupazione continua anche ad attaccare le strutture mediche, tra cui l’ospedale Nasser, dove uccide un cameraman della Reuters. I soccorritori accorsi sul posto e i media che stanno filmando l’accaduto vengono presi di mira in un secondo attacco, che uccide il cameraman di Al Jazeera Mohammed Salama. Non si è trattato solo di tragedie personali, ma di una sistematica violenza contro il personale di Al Jazeera che racconta la realtà quotidiana del genocidio. Questo filmato finale illustra il contesto estremo in cui le squadre della rete hanno continuato a svolgere il proprio lavoro, nonostante le dolorose perdite, assicurando i loro standard professionali e la loro missione nonostante il trauma collettivo.

